Riservata

Comune di: Portocannone (CB)

  • Indirizzo: Via Madonna Grande 7
  • C.A.P.: 86045
  • Prefisso telefonico: 0875
  • Telefono:
  • E.mail: a.lopes@tin.it
  • Pec: comune.portocannonecb@legalmail.it
  • Internet: www.comune.portocannone.cb.it
  • Nome Abbitanti: portocannonesi
  • Santo Patrono: Madonna di Costantinopoli - Pentecoste
  • Primo Cittadino: Sindaco Caporicci Giuseppe
  • 41.914444444, lng: 15.007777777
  • Superficie: 13.11 Kmq
  • Altitudine s.l.m.: 148 mt
  • Abitanti: 2.549
  • Densità: 194,43 ab./Kmq
  • Codice ISTAT: 070055
  • Codice catasto: G910
  • Comune Montano: Non montano
  • Sole Sorge : 05:25:45
  • Sole Tramonta : 20:39:20
  • Distanza da

Descrizione

Comune agricolo collinare di origine medievale.

I portocannonesi, di origine albanese, caratterizzati da un indice di vecchiaia nella media, vivono in un unico centro abitato, posto in collina, degradante dolcemente verso la pianura, in espansione lungo la strada principale.

Il territorio, vario e ondulato, è costituito da un piacevole alternarsi di colline e vallate ricche di oliveti e vigneti.

Il paesaggio è caratterizzato da un'ampia visuale sulla valle del Biferno.

Il clima è quello tipico delle zone collinari: mite sia in inverno che in estate.

Nello stemma argenteo, concesso con Decreto del Presidente della Repubblica, campeggia una torre azzurra merlata.

 

Localizzazione

Si trova sul versante destro del corso inferiore del fiume Biferno, vicino alla foce, tra i comuni di Campomarino, Guglionesi e San Martino in Pensilis.

Attraversata dalla viabilità provinciale, si trova comunque al centro di un complesso sistema di assi viari importanti: le strade statali 480 di Ururi, 16 e 16 Ter Adriatica, 87 Sannitica e 647 Fondo valle del Biferno.

Il casello di Termoli-Molise, a otto chilometri, immette nell'A14 Adriatica; è servita dalla linea ferroviaria Campobasso-Termoli, con la stazione Guglionesi-Portocannone posta a quattro chilometri dall'abitato, nel territorio del comune di Termoli.

L'aeroporto più vicino dista 113 km, ma a 211 km lo scalo di Napoli/Capodichino offre un maggior numero di collegamenti nazionali ed internazionali; il traffico marittimo si rivolge al porto più vicino, posto a 116 km,  o al più attrezzato scalo mercantile, posto a 216 km sul mare Tirreno.

Fa parte dell'ambito territoriale del "Molise Marittimo"; per le strutture burocratico-amministrative e per l'istruzione di secondo grado gravita verso Campobasso e Larino.

 

Storia

Una sentenza del cardinale Lombardo data l'origine dell'attuale comunità al 1175, quando era feudo della famiglia De Brittolo.

Nel 1456 il villaggio fu quasi completamente raso al suolo da un terremoto; nel 1465 il governo aragonese, per ripopolarlo e per far lavorare la fertile campagna, decretò l'immissione nella località degli albanesi, immigrati nel regno al seguito di Giorgio Castriota "Skanderbeg".

In quel periodo il feudo era sotto la giurisdizione di Guglionesi che perciò vi spedì la colonia di albanesi che da anni stanziava fuori dalle sue mura, ottenendo il risultato di allontanare dal suo abitato ospiti indesiderati restituendo loro la libertà.

Nel 1619 il feudo fu ceduto alla famiglia D'Avalos; da questa, nella prima metà del XIII secolo, passò a Carlo Diego Cini, che vi fece costruire il palazzo baronale e vi esercitò i diritti fino all'eversione feudale.

Il nome più antico è "Portacandensium", come risulta da un diploma del 1137; in seguito fu "Portum Cannonem" nel 1175, poi "Portacandanum" o "Portacandora"; nel 1320 fu "Portacanduni".

Il significato è quindi "rifugio (Porta) di Canduni o Candensium (probabilmente il nome di qualche famiglia signorile).

Nel comune si praticò il rito greco-ortodosso fino alla fine del secolo XVII.

Fanno parte del patrimonio storico e architettonico il palazzo baronale e la chiesa parrocchiale dei Ss.

Pietro e Paolo, edificata all'inizio del secolo XVI per i 200 albanesi che vi dimoravano e successivamente più volte ampliata; all'interno della chiesa assume un valore autonomo un quadro in tela di Santa Maria di Costantinopoli, portato dagli albanesi.

 

Economia

Il comune ospita gli uffici municipali ordinari, l'ufficio postale e una stazione dei carabinieri.

Nelle strutture scolastiche locali si possono frequentare le classi dell'obbligo; il servizio sanitario mette a disposizione degli abitanti una farmacia e l'ambulatorio comunale.

Gli sportivi e gli amanti dell'attività fisica possono servirsi del campo di calcio e di una palestra polivalente; la dotazione di strutture ricettive è completa, se paragonata alle dimensioni della comunità: le strutture esistenti permettono anche il soggiorno ai visitatori.

La popolazione conduce una vita aperta al nuovo ma non troppo convulsa, piuttosto calma e legata alle tradizioni.

La principale fonte di reddito è ancora rappresentata dall'agricoltura che offre le colture tipiche di questa parte della regione: cereali, olivo, alberi da frutta, vite; in aziende agricole prevalentemente a gestione familiare, condotte con tecniche tradizionali, si producono olio e vino; la zootecnia alimenta una modesta produzione casearia.

L'industria è scarsamente sviluppata nel settore della carpenteria metallica e praticamente assente negli altri: non riesce quindi a dare impulso all'economia locale; va meglio il terziario con una commerciale adeguata per dimensioni alle esigenze della comunità.

   

Relazioni

La principale fonte di richiamo del comune è rappresentata dal folclore e dalle manifestazioni tradizionali.

La Patrona è Santa Maria di Costantinopoli e si festeggia il primo martedì dopo Pentecoste con una cerimonia che costituisce un evento di grande importanza per tutto il circondario.

Il giorno precedente si tiene infatti la corsa dei carri, manifestazione comune ad altri centri di origine albanese: due carri, in rappresentanza di altrettante fazioni (Giovani e Giovanotti), trainati da due coppie di buoi e circondati da cavalieri cui è affidato il compito di pungolare i buoi, si sfidano in una corsa di tre chilometri; il carro vincitore avrà il diritto di portare la statua della Patrona nella processione del giorno seguente.

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