Riservata

Comune di: Sepino (CB)

  • Indirizzo: Piazza Prisco Nerazio 40
  • C.A.P.: 86017
  • Prefisso telefonico: 0874
  • Telefono:
  • E.mail: info@comune.sepino.cb.it
  • Pec: protocollo@pec.comune.sepino.cb.it
  • Internet: www.comune.sepino.cb.it
  • Nome Abbitanti: sepinesi
  • Santo Patrono: Santa Cristina - 24 luglio
  • Primo Cittadino: Sindaco Paolo Pasquale D'Angelo
  • 41.406944444, lng: 14.618888888
  • Superficie: 61.37 Kmq
  • Altitudine s.l.m.: 698 mt
  • Abitanti: 1.985
  • Densità: 32,34 ab./Kmq
  • Codice ISTAT: 070075
  • Codice catasto: I618
  • Comune Montano: Totalmente montano
  • Sole Sorge : 05:28:45
  • Sole Tramonta : 20:39:00
  • Distanza da

Descrizione

Comune montano di origine medievale che accanto alle tradizionali attività agricole e zootecniche ha conosciuto un discreto sviluppo turistico.

La comunità dei sepinesi, caratterizzata da un indice di vecchiaia di poco superiore alla media, si distribuisce anche nelle località di Altilia e in altre minori.

Il comune comprende anche Castelvecchio, un territorio in contestazione con il comune di Guardiaregia.

L'abitato, situato su un colle, degrada dolcemente verso la valle.

Il territorio, montuoso ad occidente e a meridione, dove si trovano il colle Augelli (1076 metri), la Cuna Selvozza (1194 metri) e il Monte dei Tre Confini (1434 metri), è attraversato dal fiume Tammaro e dai torrenti Magnaluno, Saraceno e Tappone, suoi affluenti.

Il paesaggio, circondato da colline coperte di verde, è suggestivo.

Il clima ha le caratteristiche proprie dei centri montani: gli inverni sono piuttosto freddi, le estati fresche e ventilate.

Lo stemma, concesso con Decreto del Presidente della Repubblica, porta nel campo una quercia.

 

Localizzazione

Sorge su un colle alla destra dell'alta valle del fiume Tammaro, tra le ultime propaggini del Matese ed i Monti del Sannio, al confine con la Campania, a breve distanza dagli scavi archeologici di Altilia e dalla sorgente di acque minerali e termali delle Tre Fontane.

La viabilità provinciale la collega al veloce tracciato della strada statale 87 Sannitica, a tre chilometri dall'abitato, asse di comunicazione con la vicina provincia di Benevento.

Il casello di Benevento, a 60 km, immette nella A16 Napoli-Canosa; più lontana l'Autostrada del Sole A1, cui si accede dai caselli di San Vittore, a 85 km verso nord, e Caianello, a 91 km verso sud; il comune è direttamente servito dalla linea ferroviaria Campobasso-Benevento ed ha la stazione a 4 km dal centro.

L'aeroporto di riferimento dista 125 km, ma a 251 km c'è il più importante  scalo "L.

da Vinci" di Roma/Fiumicino.

Il porto dista 130 Km.

Fa parte della Comunità montana "Matese".

Gravita verso Campobasso ma a sua volta è centro di gravitazione per il turismo archeologico e per le cure termali.

 

Storia

Sebbene le origini dell'attuale comunità risalgano al Medioevo, la zona era abitata in età antica e forse addirittura nella preistoria.

Era una delle città più importanti del Sannio Pentro, chiamata Saipins dai pentri e Saepinum dai romani, quando nel 293 a.

C.

il console Papirio Cursore la saccheggiò.

A quel tempo la città sorgeva più in alto dell'attuale sito, e nel luogo ci sono ancora i resti delle mura pelasgiche.

I sopravvissuti al saccheggio fondarono Altilia che crebbe in seguito all'immissione della tribù militare Voltinia voluta da Augusto, come si evince da numerose iscrizioni lapidarie.

Anche questa città conobbe una fase di crisi e rifiorì solo nel 667 con gli slavi di Alczecone.

Nel IX secolo fu distrutta dai saraceni e i superstiti si rifugiarono nel luogo ove sorge l'attuale abitato.

Le prime notizie feudali di questo comune risalgono al 1119, anno in cui era feudo dei conti di Boiano che lo tennero fino al 1284.

In seguito ad alterne vicende cambiò vari proprietari, fra i quali i Cantelmo, i Di Capua, i Caracciolo, i Leonessa.

Tale cognome, a causa dell'estinzione del ramo maschile della casata, fu assunto dai Pignatelli di Monteroduni, che furono gli ultimi titolari del feudo col titolo di principi Pignatelli della Leonessa.

Il patrimonio storico e architettonico è ricco e di grande valore; si segnalano l'antica parrocchiale di Santa Cristina, il convento della SS.

Trinità con la chiesa annessa, i resti di Saepinum e di Altilia, i resti delle mura pelasgiche.

 

Economia

La zona è rinomata per gli stabilimenti termali che sfruttano le sue acque minerali e per i numerosi reperti archeologici.

Vi si trovano gli uffici comunali ordinari, l'ufficio postale e quello di collocamento, una stazione dei carabinieri ed una del corpo forestale dello Stato, un posto di custodia della sopraintendenza archeologica.

Le strutture scolastiche permettono di frequentare le classi dell'obbligo; quelle sanitarie sono costituite da una farmacia, dall'ambulatorio comunale e dalle terme; i servizi sociali comprendono una cooperativa per la gestione delle case-famiglia.

Gli impianti sportivi consentono di praticare calcio, tennis ed equitazione e non mancano le strutture ricettive.

Il tessuto economico è piuttosto vario: si praticano l'agricoltura e la selvicoltura e si allevano polli e maiali; l'industria è presente nei settori dell'edilizia, della carpenteria e della lavorazione del ferro e dell'alluminio.

Il terziario conta su una buona rete commerciale e su servizi che comprendono l'esercizio del credito in tre sportelli bancari.

Il turismo, termale ed archeologico, porta un contributo significativo allo sviluppo economico.

 

Relazioni

La zona, ricca di reperti archeologici, di acque minerali curative e di manifestazioni folcloristiche e tradizionali, è fatta segno ad un rilevante turismo per motivi di studio, svago e terapeutici.

Oltre alle fiere di merci varie richiamano un folto pubblico le manifestazioni collegate alla festa patronale.

La Patrona è Santa Cristina da Bolsena, che si festeggia il 24 luglio; nella prima decade di gennaio, invece, si festeggia la sua traslazione, con tre giorni di fastose celebrazioni: in quest'occasione l'amministrazione comunale dona alla Santa oro (o arredi sacri), incenso e mirra; le campane suonano ogni 45 minuti per 24 ore e i sepinesi emigrati telefonano anche dall'estero per ascoltarle; il triduo si chiude con la processione del busto e delle reliquie.

E' gemellata col comune di Bolsena, sull'omonimo lago in provincia di Viterbo, nel Lazio.

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