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Minoranze Linguistiche - Area Arbereshe


Gli Arbereshe, detti anche albanesi d’italia sono una minoranza etnico-linguistica albanese storicamente stanziata in italia meridionale (Molise, Calabria, Basilicata, Puglia, Sicilia). Originariamente provenienti dalla Morea e dalla Ciamuria (odierna Grecia), si stabilirono in italia tra il XV e il XVIII secolo in seguito alla morte del celebre eroe nazionale Giorgio Castiota Scanderbeg.



Arbëreshe (albanese)

Tipologia linguistica: indoeuropeo. L'albanese viene considerato un idioma a sé stante all'interno della famiglia indoeuropea, per quanto consistenti apporti latini e romanzi da un lato, slavi e turchi dall'altro ne abbiano fortemente alterato i caratteri originari, e non soltanto a livello lessicale. I dialetti albanesi si distinguono in due varietà principali, il ghego e il tosco, parlati rispettivamente a nord e a sud del fiume Shkumbni: la varietà tosca è alla base dello standard letterario - affermatosi solo a partire dal 1945 - che è la lingua ufficiale della Repubblica di Albania. Consistenti comunità albanofone vivono nella provincia autonoma del Kosovo (oggi compresa nella repubblica di Serbia e Montenegro), ove costituiscono la maggioranza della popolazione; in Macedonia, ove rappresentano una percentuale consistente, stimabile attorno al 20-30 % della popolazione; in Grecia, ove ai cosiddetti Arvaniti non viene peraltro riconosciuto lo status di minoranza linguistica. I recenti mutamenti politici nell'Europa balcanica hanno inoltre favorito una massiccia emigrazione albanese verso l'Europa occidentale e in particolare in Italia: essa va tenuta tuttavia distinta dall'insediamento storico di comunità albanofone del Meridione della penisola.

Diffusione in Italia: l' emigrazione albanese in Italia è avvenuta in un arco temporale che abbraccia tre secoli, dalla metà del XV secolo alla metà del secolo XVIII. La formazione delle colonie albanesi risale a dopo il 1468, anno della morte dell'eroe nazionale, Giorgio Castriota Scanderbeg. Nel XV secolo, prima e dopo, l'invasione ottomana e la caduta di Scutari, si registrano passaggi di gruppi consistenti di emigrati albanesi a Venezia, dove formarono una fiorente colonia, e nei territori della Serenissima.Questi gruppi, parlanti varietà dialettali di tipo tosco, iniziarono a trasferirsi in Italia a partire dal sec. XV, incoraggiati dalla politica di ripopolamento messa in pratica da Alfonso I d'Aragona; il movimento migratorio crebbe dopo l'invasione turca dell'Albania (1435) e continuò fino al sec. XVIII con lo stanziamento pacifico di comunità albanesi tra le popolazioni di dialetto italoromanzo. Gli albanesi in Italia fondarono e ripopolarono quasi un centinaio di comunità, la maggior parte delle quali concentrate in Calabria. Gli emigrati costituirono colonie di contadini e soldati alle quali venne concessa piena autonomia amministrativa; fu loro concesso di fondare o ripopolare nuovi villaggi, dopo aver stipulato favorevoli ''capitoli'' con i feudatari del luogo.
I comuni di espressione albanofona sono in numero di 43 distribuiti in sei regioni dell'Italia meridionale: Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia. Per l'Abruzzo, risulta ormai cessata la pratica attiva della lingua presso la comunità albanofona di Villabadessa (frazione di Rosciano) in provincia di Pescara.
Nelle altre regioni, comunità albanofone più o meno consistenti sono ancora segnalate in Molise a Montecilfone, Portocannone, Ururi e, sia pure in condizione regressiva, a Campomarino (provincia di Campobasso); in Basilicata a Barile, Casalnuovo Lucano, Ginestra, Maschito e San Costantino Albanese (provincia di Potenza); in Puglia a Casalvecchio e Chieuti (provincia di Foggia) e a San Marzano di San Giuseppe (provincia di Taranto); in Campania a Greci (provincia di Avellino); in Sicilia a Piana degli Albanesi, Santa Cristina di Gela e Contessa Entellina (provincia di Palermo) mentre Mezzojuso e Palazzo Adriano, nella stessa provincia, restano solo culturalmente albanesi.

Considerazioni generali: La frammentazione territoriale ha naturalmente inciso sulla tipologia linguistica e sulle vicende sociolinguistiche delle comunità arbëreshe, anche perché l'esposizione al contatto con diverse varietà dialettali italoromanze, ha finito per introdurre elementi di prestito diversificati da una località all'altra. In generale si ritiene che il livello di intercomprensione linguistica tra gli Albanofoni d'Italia e tra essi e gli Albanesi dei Balcani sia discreto, ma non risultano inchieste in merito. Va sottolineato che gli Albanesi d'Italia, inseriti in un contesto di cultura umanistica più evoluto di quello della madrepatria, svilupparono nei secoli scorsi una produzione scritta significativa, con la quale si fa in pratica iniziare l'intera tradizione letteraria in lingua albanese. Le ricadute sulla cultura della madrepatria furono però ostacolate, in parte, dalle differenze di carattere religioso: la maggior parte degli abitanti dell'Albania storica passò all'islamismo dopo la conquista turca del paese, mentre gli Albanofoni d'Italia conservano la fede cattolica e, in gran parte, il rito greco nelle pratiche liturgiche. A questo proposito va rilevata l'importante funzione svolta dai due vescovati di Lungro e Piana degli Albanesi per il mantenimento dell'identità culturale e linguistica oltre che religiosa (è praticato il rito bizantino-greco) delle comunità albanofone che da essi dipendono.

Consistenza numerica: le comunità arbëreshe, in passato assai più numerose, hanno conosciuto negli ultimi decenni un forte calo demografico dovuto all'emigrazione verso le grandi città meridionali (in alcune delle quali esistono comunità albanofone compatte), l'Italia settentrionale o verso l'estero, e vivono attualmente gli stessi problemi delle aree interne del Meridione nelle quali si trovano inserite; la tradizione di pacifica convivenza ha fatto inoltre sì che gli Albanesi possiedano da sempre, accanto al loro, il dialetto delle comunità contigue, nel quale si esprimono per i rapporti sociali con la popolazione autoctona. Risulta pertanto difficile calcolare l'esatta consistenza numerica della minoranza: su una popolazione complessiva di circa 100.000 residenti nei centri che compongono l'Arberia, si può calcolare - con qualche eccesso - il numero degli albanofoni in circa 80.000 persone.

Tradizione e cultura popolare: l'aspetto fondamentale della tradizione popolare arbëreshè la sua trasmissione legata all'oralità. La coscienza di un identità etnico - linguistica diversa è sempre presente nelle produzioni folkloristiche. Nel folklore, in tutte le sue forme, emerge un costante richiamo alla patria d'origine. I canti popolari e religiosi, le leggende, i racconti, i proverbi rieccheggiano un forte spirito di comunanza e solidarietà etnica. I motivi ricorrenti sono la nostalgia della patria perduta, il ricordo delle leggendarie gesta di Skanderbeg (eroe riconosciuto da tutte le popolazioni albanesi del mondo), la tragedia della diaspora in seguito all'invasione ottomana.La coscienza di appartenere ad una stessa etnia, ancorché dispersa e disgregata, si coglie tra l'altro in un motto molto diffuso, che i parlanti albanesi spesso ricordano quando di incontrano: gjaku ynë i shprishur, che vuol dire '' il sangue nostro sparso''. Altri elementi strutturali della cultura arbëresh delle origini sono giunti ai nostri tempi attraverso una storia secolare, e mantengono una loro forza di rappresentazione dell'organizzazione delle comunità. Tra essi essi ricordiamo la ''vatra'', il focolare, il primo locus culturale attorno a cui si muove la famiglia; la ''gjitonia'', il vicinato, il primo ambito sociale al di fuori della casa come continuità della famiglia e primo accesso alla comunità. Ancora la ''vallja'', la ''vëllamja'', la fratellanza, rito di parentela spirituale; la ''besa'' la fedeltà all'impegno, quasi un rito di iniziazione sociale con precisi doveri di fedeltà alla promessa data senza alcuna prevaricazione.



Gjuha Arbëreshe: in base alle normative di legge, l'albanese è riconosciuto come lingua minoritaria dallo Stato Italiano; le varie legislazioni regionali prevedono forme diversificate di tutela e valorizzazione della specificità linguistica delle comunità albanofone. Arbëresh è il nome degli albanesi d' Italia, ovvero di quelle popolazioni che hanno colonizzato soprattutto il meridione d'Italia fin dal 1399. A parte gli elementi innovativi sviluppatesi nel corso della permanenza in Italia, si ritiene che l'Arbëresh sia una varietà del tosco (tosk dialetto parlato nel sud dell'Albania). Ci sono comunque attestazioni che giustificano inflessioni anche del ghego (geg dialetto parlato nel nord dell'Albania).L'Arbëresh (plurale maschile) ha 6 vocali: a,e,ë,o,i,u. A differenza dell'Albanese comune il sistema vocalico arbëreshe manca del fonema y, che viene rimpiazzato da i.

Educazione: l'albanese trova impiego sporadico nelle pratiche didattiche, presso alcuni istituti e per iniziativa di singoli insegnanti, soprattutto al di fuori degli orari normali di lezione. La lingua e la cultura albanese vengono insegnate presso alcune università italiane, con riferimento alla tradizione dell'Albania storica; in particolare le cattedre di Lingua e letteratura albanese dell'Università della Calabria e dell'Università di Palermo sono attive nel promuovere programmi di ricerca e di studio sulle comunità italo-albanesi.

Media: esistono trasmissioni radiofoniche in lingua albanese presso alcune emittenti locali; vi sono periodici in lingua albanese (testate ''storiche'' si considerano ''Katundi Inë'', ''Lidhja - Il legame'' e ''Zëri i Arbëreshëvet - La voce degli Albanesi''), diffusi principalmente nell'ambito dei gruppi legati alla promozione culturale della specificità albanofona. In lingua arbëreshe si è sviluppata anche una discreta produzione letteraria.

autore: C.Varriano


Info: http://regione.molise.it/web/Assessorati/bic.nsf/fac382af29309379c1256c8c006171e7/689fd558b59049d3c125741d004cc1e0?OpenDocument





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