Ogni anno, il 31 ottobre, zucche illuminate, scheletri, fantasmi e maschere spaventose invadono negozi, televisioni e social network. Ma fermiamoci un momento: abbiamo davvero bisogno di Halloween? E soprattutto, che cosa c'entra questa festa con le nostre tradizioni?

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Halloween: una festa da ignorare o un'altra tradizione che non ci appartiene?



Una festa che sembra essere arrivata dal nulla



Chi ha qualche anno sulle spalle ricorderà certamente che, fino a qualche decennio fa, Halloween dalle nostre parti praticamente non esisteva. Nessuno bussava alle porte chiedendo dolcetti, nessuno decorava le finestre con ragnatele finte e nessuno sentiva il bisogno di travestirsi da zombie per trascorrere una serata divertente.



Poi, quasi improvvisamente, Halloween è arrivato anche in Italia. Prima attraverso i film americani, poi nei negozi, nelle scuole, nei locali e infine nelle nostre case.



Oggi sembra quasi che non festeggiarlo significhi essere fuori moda.



Ma una domanda nasce spontanea: siamo stati noi a scegliere Halloween oppure qualcuno ci ha convinto che dovevamo festeggiarlo?



Halloween non è soltanto una festa americana



Per correttezza bisogna ricordare che Halloween non nasce negli Stati Uniti. Le sue origini sono legate ad antiche tradizioni europee, in particolare alla festa celtica di Samhain, che segnava il passaggio dalla stagione dei raccolti a quella invernale.



Nel corso dei secoli queste usanze si sono trasformate, intrecciandosi con altre tradizioni. L'emigrazione irlandese contribuì a diffonderle negli Stati Uniti, dove Halloween ha assunto progressivamente l'aspetto che conosciamo oggi.



Quello che è arrivato nelle nostre città, però, non è tanto l'antico significato della ricorrenza, quanto la sua versione moderna: costumi, feste, decorazioni, dolciumi e soprattutto commercio.



Ed è proprio questo il punto sul quale vale la pena riflettere.



Quando una festa diventa soprattutto un affare



Entriamo in un supermercato durante gli ultimi giorni di ottobre. Troviamo zucche di plastica, dentiere da vampiro, cappelli da strega, maschere mostruose, caramelle confezionate e oggetti che probabilmente finiranno dimenticati in qualche scatolone già il giorno successivo.



Naturalmente nessuno è obbligato a comprarli. Ma la pubblicità, le vetrine e le mode riescono a trasformare una semplice ricorrenza in un appuntamento al quale sembra impossibile sottrarsi.



Halloween rischia così di diventare l'ennesima occasione per spendere denaro in cose delle quali non abbiamo realmente bisogno.



E allora viene da chiedersi: stiamo festeggiando qualcosa che sentiamo veramente nostro oppure stiamo semplicemente seguendo una moda?



In Molise avevamo già le nostre tradizioni



Il Molise, come tante altre regioni italiane, possiede un patrimonio di usanze legate all'autunno, alla morte, alla memoria e al rapporto tra il mondo dei vivi e quello dei defunti.



Nei nostri paesi, il primo e il due novembre erano giornate particolari.



La festa di Ognissanti e la Commemorazione dei Defunti non rappresentavano soltanto appuntamenti religiosi, ma anche momenti familiari e comunitari.



Si andava al cimitero, si sistemavano le tombe, si portavano fiori e si ricordavano i parenti scomparsi. Nelle case si raccontavano episodi della vita dei nonni, dei genitori e di tutte quelle persone che avevano lasciato un segno nella famiglia.



Erano giornate nelle quali il ricordo diventava quasi una presenza.



In alcune località molisane esistevano inoltre usanze popolari legate alle anime dei defunti, alle offerte alimentari e alle zucche intagliate. Tradizioni differenti da paese a paese, alcune delle quali oggi sopravvivono soltanto nei racconti degli anziani.



Questo significa che non avevamo bisogno di importare una festa per parlare del mistero della morte: avevamo già un nostro modo di affrontarlo, ricordarlo e raccontarlo.



Il problema non sono i bambini che si divertono



Attenzione, però. Non sarebbe giusto trasformare Halloween in una battaglia contro i bambini.



Un bambino che indossa un costume, mangia una caramella e trascorre qualche ora con gli amici non sta facendo nulla di male.



Il divertimento è importante e ogni generazione ha diritto di inventare nuove occasioni per stare insieme.



Il problema nasce quando una festa importata finisce per occupare tutto lo spazio, mentre le nostre tradizioni vengono considerate vecchie, inutili o poco interessanti.



Perché un bambino dovrebbe conoscere perfettamente la storia di Halloween e ignorare completamente le usanze del proprio paese?



Perché dovrebbe sapere come si prepara una zucca americana e non conoscere i racconti che i suoi nonni ascoltavano davanti al camino?



Non sarebbe molto più interessante conoscere entrambe le cose e poi scegliere liberamente?



Le nostre tradizioni non hanno bisogno di maschere



Immaginiamo una sera di fine ottobre in un piccolo paese molisano.



Le strade sono quasi deserte, l'aria comincia a diventare fredda, dalle case esce il profumo delle castagne arrostite e qualcuno accende il camino per la prima volta dopo l'estate.



Un nonno racconta ai nipoti una storia ascoltata quando era bambino. Una storia di misteri, di apparizioni, di strani rumori nei boschi o di persone che, secondo la fantasia popolare, continuavano a farsi sentire anche dopo la morte.



Non servono effetti speciali, maschere costose o decorazioni luminose.



Bastano una voce, un po' di fantasia e la capacità di ascoltare.



Queste storie rappresentano una parte della nostra identità. Non importa se siano vere o inventate: raccontano come vivevano, pensavano e immaginavano il mondo le generazioni precedenti.



E se smettiamo di raccontarle, prima o poi scompariranno.



Una festa può essere ignorata senza essere combattuta



Personalmente credo che non sia necessario dichiarare guerra ad Halloween.



Chi vuole festeggiarlo è libero di farlo. Chi desidera travestirsi, organizzare una cena o accompagnare i bambini a chiedere dolcetti non deve sentirsi giudicato.



Ma deve essere altrettanto normale scegliere di ignorarlo.



Non tutte le feste devono diventare nostre. Non tutte le mode meritano di essere seguite. E soprattutto non dobbiamo sentirci obbligati a partecipare soltanto perché lo fanno gli altri.



La libertà consiste anche nel poter dire: grazie, ma questa festa non mi interessa.



Non significa essere contrari al divertimento, alla modernità o alle tradizioni di altri popoli.



Significa semplicemente riconoscere che non tutto quello che arriva da lontano deve necessariamente sostituire ciò che abbiamo vicino.



Il vero rischio è dimenticare ciò che siamo



Il Molise è una terra ricca di tradizioni, alcune conosciute e altre quasi dimenticate.



Abbiamo feste patronali, antichi riti, racconti popolari, leggende, piatti stagionali e consuetudini che cambiano anche tra paesi distanti pochi chilometri.



Eppure spesso conosciamo meglio le feste che vediamo nei film rispetto a quelle che appartengono alla nostra storia.



Non è colpa di Halloween, naturalmente.



È anche responsabilità nostra, perché troppo spesso abbiamo smesso di trasmettere ai giovani quello che conoscevamo.



Abbiamo considerato certe usanze superate, senza renderci conto che proprio quelle tradizioni rappresentavano un legame tra generazioni.



Una volta perduto quel legame, recuperarlo diventa difficile.


blog molisetour.it

Halloween passerà, ma i nostri ricordi devono restare



Tra qualche giorno le zucche verranno tolte dalle vetrine, i costumi torneranno negli armadi e i supermercati cominceranno a prepararci per il Natale.



La macchina commerciale continuerà a funzionare, proponendoci nuove occasioni per acquistare, consumare e festeggiare.



Ma i nostri ricordi non seguono il calendario delle offerte.



Il ricordo di una madre, di un padre, di un nonno o di un amico non ha bisogno di una maschera e nemmeno di una festa importata.



Ha bisogno soltanto di non essere dimenticato.



Forse, proprio alla vigilia di Halloween, dovremmo dedicare qualche minuto a raccontare ai più giovani come si vivevano un tempo questi giorni nei nostri paesi.



Non per impedire loro di divertirsi, ma per lasciare qualcosa che nessun negozio potrà mai vendere: la memoria delle nostre radici.



Conclusione: festeggiare Halloween oppure ignorarlo?



La risposta, naturalmente, è personale.



Per qualcuno Halloween rappresenta un'occasione di divertimento. Per altri è una festa senza significato, diventata popolare soprattutto grazie alla pubblicità e al commercio.



Entrambe le scelte meritano rispetto.



Ma una cosa dovrebbe unirci: il desiderio di non perdere le nostre tradizioni.



Perché possiamo anche imparare a festeggiare ciò che arriva da lontano, ma sarebbe davvero triste dimenticare ciò che abbiamo sempre avuto davanti agli occhi.



Halloween si può anche ignorare. Le nostre radici, invece, non dovremmo ignorarle mai.



E voi cosa ne pensate? Halloween è una festa che vi piace oppure preferite le tradizioni del nostro Molise? E soprattutto, ricordate qualche antica usanza del vostro paese legata ai primi giorni di novembre?


30/10/2026

A.I. Claudio

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