Quando pensiamo alla storia antica del Molise, è facile partire dai Romani. Isernia diventa Aesernia, Sepino diventa Saepinum, Larino era Larinum. Ma facendo così saltiamo una parte fondamentale della storia: quando Roma arrivò, queste montagne non erano affatto vuote.
In Molise l’acqua non è mai stata soltanto qualcosa da bere. Per secoli ha deciso dove costruire una casa, dove far nascere un paese, dove portare gli animali e persino dove incontrarsi. Prima degli acquedotti moderni e dell’acqua che arriva comodamente in cucina, una sorgente poteva valere quasi quanto una strada o un terreno fertile. Non sorprende quindi che, ancora oggi, passeggiando nei nostri paesi, si incontrino fontane, abbeveratoi e vecchi lavatoi che sembrano semplici elementi del paesaggio ma raccontano, in realtà, una parte importante della storia del Molise.
In Molise può capitare una cosa curiosa: percorri dieci o quindici chilometri, arrivi nel paese vicino e improvvisamente senti parlare in modo diverso. Cambia una parola, cambia una vocale, cambia l'accento e qualche volta cambia perfino il modo di costruire una frase. Eppure siamo sempre nella stessa regione e, spesso, nella stessa provincia.
Quando attraversiamo il Molise in automobile vediamo curve, salite, boschi, piccoli paesi e montagne che sembrano comparire all'improvviso dietro ogni tornante. Ma basta cambiare punto di osservazione per scoprire una regione completamente diversa. Visto dall'alto, il Molise sembra raccontare meglio la propria storia.
Guardiamo la mappa: 30 chilometri. Niente di preoccupante. In molte zone d'Italia possono significare venti o trenta minuti di automobile. In Molise, invece, prima di partire viene quasi spontaneo chiedersi: «Sì, ma quale strada dobbiamo fare?»
Quando pensiamo al Molise guardiamo quasi sempre verso l'alto: montagne, boschi, borghi arroccati, castelli, campanili e panorami che sembrano non finire mai. Eppure esiste un altro Molise, molto meno visibile, che comincia proprio sotto le nostre scarpe.
Chi attraversa il Molise se ne accorge quasi subito: i paesi sono dappertutto, le città molto meno. Basta percorrere una strada interna per vedere borghi appoggiati sulle colline, centri abitati sulle montagne, piccoli gruppi di case che sembrano osservare la valle dall'alto. Poi si continua per chilometri tra boschi, campi e pascoli prima di incontrare un altro paese.
Possiamo trascorrere un'intera giornata senza incontrare nessuno e stare benissimo. Possiamo anche trovarci in una stanza piena di persone, parlare, sorridere, magari partecipare a una festa, e sentirci terribilmente soli. Sembra una contraddizione, eppure capita molto più spesso di quanto immaginiamo.
La tecnologia nasce quasi sempre con una promessa molto semplice: farci risparmiare tempo, fatica e problemi. E bisogna riconoscere che, nella maggior parte dei casi, mantiene la promessa. Oggi possiamo parlare con una persona dall'altra parte del mondo, pagare una bolletta senza uscire di casa, trovare una strada senza fermarci a chiedere indicazioni, comprare un biglietto in pochi minuti e avere a disposizione una quantità enorme di informazioni.
Una volta si diceva: “Che pace, finalmente un po’ di silenzio.” Oggi, invece, quando tutto tace, dopo pochi minuti viene quasi spontaneo cercare qualcosa da accendere. La televisione, la radio, il telefonino, un video, della musica. Qualunque cosa, purché faccia rumore.
Ci capita continuamente: entriamo in una stanza e improvvisamente non ricordiamo più perché siamo lì. Cerchiamo le chiavi che avevamo in mano pochi minuti prima, dimentichiamo un appuntamento importante, un nome appena ascoltato o qualcosa che dovevamo assolutamente comprare. Eppure siamo perfettamente capaci di ricordare una canzone ascoltata quarant'anni fa, una battuta stupida detta da un amico o il colore della bicicletta che avevamo da bambini.<
Una volta ci si alzava dal divano per cambiare canale. Oggi, se il telecomando è dall'altra parte della stanza, per qualche secondo valutiamo seriamente se il programma che stiamo guardando non sia poi così brutto. Sembra una battuta, ma racconta abbastanza bene quanto sia cambiato il nostro rapporto con la comodità.
Ventiquattro ore senza messaggi, notifiche, mappe, social e ricerche immediate. Sarebbe finalmente una giornata libera oppure ci sentiremmo improvvisamente tagliati fuori dal mondo?
Corriamo per arrivare prima, mangiamo velocemente, rispondiamo subito, facciamo due cose contemporaneamente. Ma tutto il tempo che crediamo di risparmiare… dove finisce?
Abbiamo una casa, un telefono che fa praticamente tutto, un frigorifero pieno, centinaia di canali televisivi, Internet, automobili comode e perfino un apparecchio che ci dice quanti passi abbiamo fatto. Eppure basta guardarci intorno per accorgerci di una cosa curiosa: sembriamo sempre alla ricerca di qualcosa che ci manca.
Ci piace pensare di saper distinguere una persona buona da una cattiva. Nella nostra immaginazione il bene ha un volto rassicurante, mentre il male dovrebbe presentarsi con qualche segnale evidente. Peccato che nella vita reale non funzioni quasi mai così. Chi ci vuole bene può contrariarci, chi ci danneggia può sorriderci e chi ci dice ciò che desideriamo sentirci dire non necessariamente sta facendo il nostro interesse.
Viviamo in un’epoca in cui la parola diritto viene pronunciata continuamente. Diritto al lavoro, alla salute, alla casa, allo studio, alla libertà, alla privacy, al rispetto, alla sicurezza. Ed è giusto che sia così: i diritti sono una conquista fondamentale della società moderna.
Terra, acqua, aria e fuoco. Per secoli ci hanno insegnato che tutto ciò che esiste nasce dall’unione di questi quattro elementi. È un’idea semplice, affascinante e quasi perfetta. Ma c’è un piccolo problema: scientificamente, oggi sappiamo che le cose sono molto più complicate.
Fare il bucato sembra una delle cose più semplici del mondo: si riempie la lavatrice, si mette il detersivo, si sceglie un programma e si aspetta. Eppure proprio nelle operazioni più abituali nascono spesso gli errori: troppo detersivo, temperatura sbagliata, capi mescolati senza criterio, lavatrice troppo piena e, alla fine, vestiti che non profumano, colori che perdono brillantezza o tessuti che diventano ruvidi.
Risparmiare sui consumi di casa non significa vivere al buio, spegnere il riscaldamento o controllare continuamente il contatore. Significa soprattutto usare meglio quello che già abbiamo.
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