Chi attraversa il Molise se ne accorge quasi subito: i paesi sono dappertutto, le città molto meno. Basta percorrere una strada interna per vedere borghi appoggiati sulle colline, centri abitati sulle montagne, piccoli gruppi di case che sembrano osservare la valle dall'alto. Poi si continua per chilometri tra boschi, campi e pascoli prima di incontrare un altro paese.
Perché il Molise ha così tanti paesi e così poche città?
Campobasso e Isernia rappresentano i principali centri urbani della regione, Termoli ha assunto un'importanza particolare lungo la costa, ma gran parte del territorio molisano continua a essere caratterizzata da comuni piccoli o piccolissimi. Perché il Molise si è sviluppato in questo modo?
Una risposta scritta nella geografia
La prima spiegazione bisogna cercarla nel territorio. Il Molise non è una grande pianura sulla quale era semplice costruire strade, quartieri e grandi insediamenti. È una regione fatta soprattutto di montagne, colline, vallate, fiumi e altopiani.
Per secoli spostarsi non significava prendere l'automobile e percorrere trenta chilometri in mezz'ora. Un monte, un fiume o una valle potevano rappresentare un ostacolo importante. Le comunità tendevano quindi a organizzarsi in piccoli centri relativamente autonomi.
Ogni paese aveva ciò che serviva alla vita quotidiana: abitazioni, terreni coltivati, fontane, chiese, botteghe, pascoli e luoghi di incontro. Non era necessario raggiungere ogni giorno una grande città perché la maggior parte della vita si svolgeva all'interno della propria comunità.
Costruire in alto significava anche difendersi
Molti antichi centri molisani sorgono in posizioni che oggi possono sembrare poco comode. Perché costruire un paese sulla cima di una collina quando sarebbe stato molto più semplice farlo nella pianura sottostante?
Perché in passato la comodità non era sempre la priorità. Vedere chi arrivava da lontano poteva significare sopravvivere. Una posizione elevata permetteva di controllare il territorio circostante e offriva maggiori possibilità di difesa.
Castelli, torri, mura e abitazioni raccolte intorno a una fortificazione raccontano ancora oggi questa organizzazione. Molti borghi non nacquero pensando alle automobili, ai parcheggi o alle strade larghe: nacquero quando era importante avere case vicine, accessi controllabili e una posizione facilmente difendibile.
Ogni paese era un piccolo mondo
Oggi possiamo vivere in un comune, lavorare in un altro, fare la spesa in un terzo e trascorrere la serata in un quarto. Per gran parte della storia non funzionava così.
Il paese era spesso il centro dell'intera esistenza di una persona. Lì si nasceva, si lavorava, ci si sposava e molto spesso si trascorreva tutta la vita.
Questo contribuì alla formazione di comunità molto riconoscibili. Ancora oggi, percorrendo pochi chilometri, possono cambiare il dialetto, alcune ricette, le feste patronali, le tradizioni e perfino il modo di chiamare lo stesso oggetto.
È uno degli aspetti più affascinanti del Molise: un territorio relativamente piccolo contiene una sorprendente quantità di identità locali.
Perché non sono nate grandi città?
Perché una città diventi molto grande servono normalmente condizioni favorevoli: importanti vie commerciali, grandi pianure, porti, industrie, forti concentrazioni amministrative oppure una crescita economica capace di attirare continuamente nuova popolazione.
Il Molise ha avuto alcuni di questi elementi, ma raramente tutti insieme e con una forza sufficiente a creare una grande area metropolitana.
Campobasso è cresciuta come centro amministrativo e di servizi; Isernia ha assunto un ruolo importante nell'area occidentale della regione; Termoli si è sviluppata grazie anche alla costa, alle attività produttive e ai collegamenti. Ma intorno a questi centri è rimasta una fitta rete di comuni con una propria storia e una propria identità.
Il paradosso moderno
Quello che per secoli è stato un modello perfettamente comprensibile oggi presenta qualche difficoltà. Mantenere servizi, scuole, trasporti, attività commerciali e infrastrutture in tanti piccoli comuni diventa complicato quando la popolazione diminuisce.
Ed è qui che nasce uno dei grandi paradossi del Molise contemporaneo: abbiamo tantissimi paesi proprio mentre molti paesi hanno sempre meno abitanti.
Le case rimangono, le chiese rimangono, le piazze rimangono, ma diminuiscono negozi, bambini, lavoratori e famiglie. Alcuni centri che un tempo erano comunità vivacissime rischiano lentamente di trasformarsi in luoghi abitati soltanto da poche centinaia di persone.
Ma essere piccoli è necessariamente uno svantaggio?
Non sempre. La stessa caratteristica che crea difficoltà può diventare una risorsa.
Un piccolo paese può offrire tranquillità, rapporti umani più diretti, minore traffico, vicinanza alla natura e una qualità della vita difficile da trovare nelle grandi aree urbane. Inoltre molti borghi molisani conservano ancora un patrimonio architettonico e culturale che altrove è stato cancellato dall'espansione edilizia.
Il problema, quindi, forse non è avere tanti piccoli paesi. Il problema è capire come renderli compatibili con la vita del XXI secolo.
Non possiamo avere tutto in ogni paese
Pensare di mantenere ogni servizio possibile in ogni piccolo comune sarebbe probabilmente irrealistico. Ma questo non significa necessariamente condannare i paesi all'abbandono.
Trasporti migliori, servizi condivisi tra comuni vicini, connessioni internet efficienti, assistenza sanitaria territoriale, turismo meno occasionale e nuove possibilità di lavoro a distanza potrebbero permettere a molti centri di continuare a vivere senza trasformarsi artificialmente in piccole città.
Forse il futuro non consiste nel far diventare grandi i nostri paesi, ma nel rendere più semplice vivere nei piccoli paesi.
Un Molise fatto di tanti campanili
Guardando una cartina regionale, i confini amministrativi dividono il Molise in tanti comuni. Guardandolo da una montagna, invece, la sensazione è diversa: si vedono piccoli nuclei abitati separati da vallate, boschi e campagne.
È probabilmente questa l'immagine che racconta meglio la regione.
Il Molise non è cresciuto intorno a una gigantesca città che ha assorbito tutto ciò che aveva intorno. È cresciuto attraverso decine e decine di comunità che hanno costruito ciascuna il proprio piccolo mondo.
Ed è per questo che percorrere pochi chilometri può significare trovare un'altra piazza, un'altra festa, un'altra storia, un'altra cucina e qualche volta persino parole diverse.
Il vero problema non è quanti paesi abbiamo
Forse allora la domanda iniziale dovrebbe essere capovolta.
Non dovremmo chiederci soltanto perché il Molise abbia così tanti paesi e così poche città. Dovremmo chiederci come sia riuscito un territorio così piccolo a creare e conservare così tante comunità differenti.
La vera sfida arriverà nei prossimi decenni: evitare che questa straordinaria rete di borghi diventi semplicemente una collezione di bellissimi centri storici vuoti.
Perché un paese non è fatto soltanto di case, vicoli e campanili. Un paese esiste davvero finché qualcuno apre una finestra al mattino, incontra qualcuno in piazza, accende una luce la sera e decide che lì vale ancora la pena vivere.
24/09/2026
A.I. Claudio
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