Il Molise prima dei Romani: chi viveva davvero su queste montagne?
Qui vivevano popolazioni organizzate, con proprie comunità, santuari, fortificazioni, commerci, lingua e tradizioni. E soprattutto c'erano loro: i Sanniti, il popolo che per secoli occupò gran parte dell'Appennino centro-meridionale e che oppose a Roma una resistenza così forte da costringerla a lunghe e difficili guerre.
Prima ancora dei Sanniti
La storia, però, comincia molto prima. Il territorio dell'attuale Molise era frequentato dall'uomo già centinaia di migliaia di anni fa. Il sito paleolitico di Isernia La Pineta è una delle testimonianze più importanti di questa presenza antichissima.
Nei millenni successivi queste montagne continuarono a essere abitate. Sono state trovate testimonianze del Neolitico, dell'età del Bronzo e dell'età del Ferro. Dunque non esiste un momento preciso nel quale qualcuno arrivò improvvisamente e fondò il Molise: è più corretto immaginare una lunghissima successione di gruppi umani, insediamenti e culture che lentamente cambiarono e si mescolarono.
Chi erano veramente i Sanniti?
Quando arriviamo ai secoli precedenti alla conquista romana, incontriamo il nome con il quale questa terra antica è maggiormente identificata: il Sannio.
Ma parlare semplicemente di ''Sanniti'' può trarre in inganno. Non dobbiamo immaginarli come gli abitanti di un unico Stato con una capitale, un re e confini precisi come quelli di una nazione moderna. Il mondo sannitico era composto da diversi gruppi e comunità legati da lingua, tradizioni, religione e alleanze.
Nel territorio dell'attuale Molise ebbero particolare importanza i Pentri, insediati soprattutto nelle zone interne, mentre verso la fascia adriatica erano presenti i Frentani. Il cuore montuoso del Molise era quindi uno dei territori centrali del mondo sannitico.
Perché vivere proprio sulle montagne?
Oggi potremmo chiederci perché scegliere luoghi apparentemente difficili: montagne, alture, vallate strette e inverni rigidi. Ma osservando il territorio con gli occhi di oltre duemila anni fa la prospettiva cambia completamente.
Dall'alto si controllavano le vallate e le vie di passaggio. I boschi fornivano legname e selvaggina, i pascoli permettevano l'allevamento e le sorgenti garantivano acqua. Inoltre le montagne offrivano una protezione naturale.
Non è quindi casuale la presenza in tutto il Sannio di cinte fortificate sulle alture. Un esempio interessante si trova a Castelromano, nei pressi di Isernia, dove l'archeologia ha individuato un insediamento italico con più cinte murarie, una zona di avvistamento, un abitato e una necropoli.
Non vivevano soltanto di guerra
La storia romana ci ha abituati soprattutto all'immagine del Sannita guerriero. È comprensibile: Roma raccontava principalmente i popoli che incontrava sul campo di battaglia. Ma sarebbe un errore pensare a una società composta esclusivamente da combattenti.
L'economia delle zone interne era fortemente collegata all'allevamento e alla pastorizia, ma esistevano anche agricoltura, artigianato e scambi commerciali. Gli spostamenti stagionali degli animali lungo percorsi naturali contribuirono a creare collegamenti tra l'Appennino e le pianure.
Quelle montagne che oggi possono sembrare isolate erano attraversate da uomini, greggi e merci. Molti percorsi utilizzati nei secoli successivi dalla transumanza probabilmente seguivano direttrici frequentate già nell'antichità.
Pietrabbondante: molto più di un teatro
Uno dei luoghi che permette meglio di comprendere la grandezza del Sannio è Pietrabbondante.
Il suo famoso complesso archeologico non era semplicemente un luogo dove assistere a spettacoli. Il santuario aveva un'importanza religiosa e politica straordinaria per i Sanniti Pentri. Qui potevano svolgersi riunioni, cerimonie e attività pubbliche legate all'amministrazione della comunità.
Il complesso monumentale che oggi ammiriamo appartiene soprattutto agli ultimi secoli della storia indipendente del Sannio, ma nell'area sono state individuate testimonianze di frequentazione già dal V secolo a.C.
Il teatro con i caratteristici sedili in pietra, il tempio e gli altri edifici dimostrano qualcosa che spesso dimentichiamo: il Sannio non era una terra culturalmente arretrata in attesa dell'arrivo di Roma. Possedeva una propria organizzazione politica e religiosa e una notevole capacità architettonica.
Parlavano latino?
No. Prima della progressiva romanizzazione, in buona parte del Sannio si parlava osco, una lingua italica diversa dal latino.
Numerose iscrizioni rinvenute nel territorio permettono ancora oggi di leggerne alcune testimonianze. Tra i documenti più famosi collegati al mondo sannitico c'è la Tavola di Agnone, una lastra di bronzo con un'iscrizione osca di carattere religioso.
Immaginiamo quindi di poter camminare in un mercato del Molise di oltre duemila anni fa: probabilmente non comprenderemmo quasi nulla di ciò che le persone intorno a noi stanno dicendo. Siamo in Italia, ma l'Italia romana e latina che conosciamo deve ancora nascere.
E le città?
Anche qui bisogna dimenticare per un momento il nostro modo moderno di vedere il territorio. Non sempre esistevano grandi città compatte come quelle che svilupperanno successivamente i Romani.
Il popolamento poteva essere distribuito tra villaggi, nuclei rurali, fortificazioni d'altura e santuari. Alcuni luoghi assumevano particolare importanza politica o religiosa senza necessariamente essere città nel senso romano del termine.
Tra i centri che diventeranno importanti troviamo Bovianum, l'attuale area di Bojano, Aesernia, Terventum e altri insediamenti che successivamente Roma trasformò e inserì nella propria organizzazione territoriale.
Poi arrivò Roma
L'espansione romana verso il Sannio provocò uno degli scontri più duri della storia dell'Italia antica. Le guerre sannitiche, combattute tra IV e III secolo a.C., durarono complessivamente decenni.
I Sanniti conoscevano perfettamente montagne, gole e vallate e sapevano combattere in un territorio molto diverso dalle pianure. Roma alla fine prevalse, ma il processo di integrazione e romanizzazione fu lungo e complesso.
Anche dopo le guerre sannitiche, infatti, l'identità delle popolazioni locali non scomparve improvvisamente. Lingua, istituzioni e tradizioni continuarono a esistere ancora a lungo. Soltanto con il passare delle generazioni il latino divenne dominante e il territorio venne progressivamente inserito nel sistema politico, amministrativo e culturale romano.
Quanto del Molise sannitico esiste ancora?
Molto più di quanto sembri.
È presente nei resti archeologici di Pietrabbondante, nelle mura sparse sulle montagne, nelle necropoli, nelle iscrizioni e nei reperti conservati nei musei. Ma forse è presente anche nel modo stesso in cui il territorio è stato utilizzato per secoli: paesi sulle alture, percorsi tra le vallate, pascoli montani e collegamenti lungo l'Appennino.
Naturalmente non possiamo dire che un moderno paese molisano sia semplicemente la continuazione diretta di un villaggio sannitico. Duemila anni di storia hanno spostato abitati, cambiato strade e trasformato completamente la società. Ma alcune caratteristiche geografiche che condizionavano la vita allora continuano a essere davanti ai nostri occhi.
Prima del Molise c'era già una terra con una storia
La cosa più affascinante è forse proprio questa: il Molise come regione amministrativa non esisteva, ma il suo territorio aveva già una propria storia millenaria.
Prima delle strade romane, dei municipi, dei castelli medievali e dei borghi che conosciamo oggi, uomini e donne abitavano queste montagne, allevavano animali, coltivavano la terra, pregavano le proprie divinità, commerciavano, combattevano e costruivano comunità.
E quando Roma arrivò non trovò una terra vuota da civilizzare. Trovò popolazioni che possedevano già lingua, religione, organizzazione sociale e una profonda conoscenza dell'Appennino.
Forse è questo il modo migliore per guardare oggi una montagna molisana: non considerarla soltanto un paesaggio, ma provare a immaginare quante generazioni l'hanno osservata prima di noi.
Perché sotto un bosco, dietro una cinta di pietre o lungo un vecchio sentiero potrebbe nascondersi un pezzo di una storia cominciata molto prima che qualcuno pronunciasse persino la parola ''Molise''.











