Una volta si diceva: “Che pace, finalmente un po’ di silenzio.” Oggi, invece, quando tutto tace, dopo pochi minuti viene quasi spontaneo cercare qualcosa da accendere. La televisione, la radio, il telefonino, un video, della musica. Qualunque cosa, purché faccia rumore.
Il silenzio è ancora un piacere o ci mette paura?
È curioso: passiamo buona parte della giornata lamentandoci del traffico, delle persone che parlano troppo, delle notifiche, dei telefoni che squillano e della confusione. Poi, quando finalmente arriva il silenzio, siamo proprio noi a romperlo.
Abbiamo dimenticato come si ascolta il silenzio?
Il silenzio non significa necessariamente assenza di suoni. In una casa tranquilla possiamo sentire il ticchettio di un orologio, il vento contro una finestra, un cane che abbaia lontano. In campagna arrivano il canto degli uccelli, le foglie mosse dal vento, magari una campana che suona da qualche paese vicino.
Questi non sono rumori che disturbano il silenzio. In un certo senso sono proprio il suono del silenzio, perché emergono soltanto quando tutto il resto si calma.
E forse è proprio questo che abbiamo perso: la capacità di fermarci abbastanza a lungo da accorgercene.
Il telefonino ha riempito anche i minuti vuoti
C’è stato un tempo in cui aspettare significava semplicemente aspettare. Alla fermata dell’autobus si guardava la strada. In una sala d’attesa si osservavano le persone. Seduti su una panchina si guardava il panorama. Se un amico tardava dieci minuti, quei dieci minuti rimanevano vuoti.
Oggi è difficile che succeda. Bastano pochi secondi senza fare niente e la mano cerca automaticamente il telefonino. Messaggi, social network, notizie, fotografie, video: abbiamo a disposizione una quantità praticamente infinita di cose capaci di occupare qualsiasi pausa.
Il problema non è il telefonino in sé. È uno strumento straordinario. Il problema nasce quando non siamo più noi a decidere quando usarlo, ma lo prendiamo semplicemente perché non sappiamo cosa fare di trenta secondi di silenzio.
Perché il silenzio qualche volta ci mette a disagio?
C’è anche una spiegazione molto semplice: quando fuori diminuiscono i rumori, diventano più evidenti quelli che abbiamo dentro.
Pensieri, ricordi, problemi rimandati, domande alle quali non abbiamo ancora trovato risposta. Finché siamo impegnati, possiamo tenerli in secondo piano. Nel silenzio, invece, tornano facilmente davanti a noi.
Forse per questo qualche volta accendiamo la televisione senza nemmeno guardarla. Non ci interessa veramente il programma: vogliamo una presenza nella stanza.
E qui il silenzio può diventare qualcosa di molto diverso a seconda delle persone e dei momenti. Per qualcuno è tranquillità, per qualcun altro solitudine. Per qualcuno è riposo, per un altro può essere malinconia.
Il rumore ci rassicura?
Sembra un paradosso, ma probabilmente sì. Il rumore ci comunica che intorno a noi sta succedendo qualcosa. Una strada trafficata, le voci di un bar, la televisione accesa o una piazza piena possono darci la sensazione di essere dentro la vita degli altri.
Il silenzio, al contrario, ci lascia soli con noi stessi.
Ed è forse questa la parte che abbiamo imparato meno a gestire. Abbiamo strumenti potentissimi per comunicare con persone dall’altra parte del mondo, ma rischiamo di perdere l’abitudine a trascorrere qualche minuto semplicemente in compagnia dei nostri pensieri.
Ma il silenzio assoluto esiste davvero?
Probabilmente molto meno di quanto immaginiamo. Anche in una stanza apparentemente silenziosa possiamo percepire il nostro respiro, qualche piccolo movimento della casa o rumori provenienti dall’esterno. In natura il silenzio totale è ancora più raro.
Forse, allora, quando diciamo di volere silenzio non chiediamo veramente l’assenza completa dei suoni. Chiediamo l’assenza del rumore che non abbiamo scelto.
Ed è una differenza importante.
Provare dieci minuti senza niente
Potremmo fare un piccolo esperimento. Niente televisione, niente radio, niente musica e soprattutto niente telefonino. Solo dieci minuti.
Sedersi vicino a una finestra, su un balcone, in giardino oppure su una panchina. Senza cercare di meditare, senza obbligarsi a pensare a qualcosa di particolare e senza trasformare anche il silenzio nell’ennesimo esercizio da svolgere bene.
Semplicemente stare lì.
I primi minuti potrebbero sembrare lunghi. Poi probabilmente inizieremmo a sentire cose che normalmente ignoriamo. E magari ci accorgeremmo anche di qualche pensiero che da tempo cercava un piccolo spazio per farsi ascoltare.
Il vero lusso moderno potrebbe essere proprio il silenzio
Abbiamo case piene di apparecchi capaci di produrre suoni e immagini, automobili con sistemi multimediali, cuffie sempre più sofisticate e un telefonino che può accompagnarci praticamente ventiquattr’ore al giorno.
Eppure una delle cose che comincia a diventare più difficile da trovare non costa nulla: un momento senza interferenze.
Forse il silenzio non è diventato più brutto. Siamo semplicemente diventati meno abituati a frequentarlo.
E allora la domanda non è soltanto: “Il silenzio ci piace ancora?”
Potremmo farcene un’altra, ancora più interessante:
se restassimo dieci minuti senza televisione, musica e telefonino, riusciremmo davvero a goderci il silenzio oppure dopo due minuti cercheremmo qualcosa da accendere?
Forse la risposta ci direbbe qualcosa non sul silenzio, ma su quanto siamo ancora capaci di stare bene con noi stessi.
21/09/2026
A.I. Claudio
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