Quando si parla di referendum, molte persone si pongono sempre la stessa domanda: perché in alcune votazioni si sente parlare di quorum e in altre invece no? La risposta è più semplice di quanto sembri: non tutti i referendum sono uguali. In Italia esistono tipi diversi di referendum e ciascuno ha regole proprie, stabilite direttamente dalla Costituzione.

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Referendum e quorum: perché a volte serve e a volte no



Che cos’è il quorum


Il quorum è una soglia minima di partecipazione. In pratica significa che, perché il risultato sia valido, non basta contare i voti favorevoli o contrari: deve andare a votare anche un numero minimo di cittadini. Se questa soglia non viene raggiunta, il referendum non produce effetti, anche se tra chi ha votato prevalgono nettamente i sì o i no.



Il referendum abrogativo: qui il quorum c’è


Il caso più noto è il referendum abrogativo, cioè quello usato per cancellare in tutto o in parte una legge già esistente. In questo caso il quorum è previsto dalla Costituzione. Per essere valido, deve partecipare alla votazione la maggioranza degli aventi diritto al voto. Non basta quindi che vinca il sì o il no: bisogna prima superare la soglia minima di partecipazione.



Questa scelta ha una logica precisa. Poiché il referendum abrogativo serve a eliminare una legge già in vigore, i Costituenti hanno voluto evitare che una minoranza molto piccola potesse cancellare norme che riguardano l’intero Paese. In altre parole, per togliere una legge serve una partecipazione ampia, non una decisione presa da pochi.



Il referendum costituzionale: qui il quorum non c’è


Diverso è il referendum costituzionale, chiamato anche confermativo. Questo non serve ad abrogare una legge ordinaria, ma a confermare o respingere una legge di revisione costituzionale o una legge costituzionale approvata dal Parlamento. In questo caso la Costituzione non richiede alcun quorum di partecipazione: conta la maggioranza dei voti validi.



Perché questa differenza? Perché il referendum costituzionale arriva alla fine di un procedimento già molto più rigido rispetto a una legge normale. Il Parlamento deve approvare quella riforma con doppia deliberazione e con maggioranze particolari. Il referendum, quindi, non nasce per cancellare una legge ordinaria, ma per confermare oppure bloccare una modifica importante dell’assetto costituzionale. Per questo motivo il risultato viene deciso da chi vota, senza richiedere una soglia minima di affluenza.



Anche i referendum territoriali seguono una logica diversa


Esistono poi referendum che riguardano questioni territoriali, come il distacco di Province o Comuni da una Regione per essere aggregati a un’altra, oppure la fusione o creazione di nuove Regioni. Anche qui la logica cambia ancora: la Costituzione parla dell’approvazione da parte della maggioranza delle popolazioni interessate. Non si applica quindi il meccanismo classico del quorum previsto per il referendum abrogativo.



Quindi non esiste un solo referendum


L’errore più comune è pensare che il referendum sia sempre lo stesso strumento. In realtà la parola “referendum” indica una famiglia di strumenti diversi. Alcuni servono ad abrogare una legge, altri a confermare una riforma costituzionale, altri ancora a decidere su questioni territoriali. Cambia lo scopo e, di conseguenza, cambiano anche le regole.


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Il vero motivo della differenza


Il punto centrale è proprio questo: il quorum non dipende dal fatto che una consultazione sia più o meno importante, ma dal tipo di decisione che i cittadini sono chiamati a prendere. Se si deve cancellare una legge già esistente, la Costituzione richiede una partecipazione larga. Se invece si tratta di confermare una riforma costituzionale o di esprimersi su un tema territoriale previsto con regole diverse, il quorum può non essere richiesto.



Una questione anche politica


Nel tempo il tema del quorum ha fatto discutere molto. C’è chi lo difende, dicendo che tutela la serietà della decisione e impedisce che poche persone scelgano per tutti. Altri invece sostengono che favorisca l’astensione strategica: invece di votare no, qualcuno può invitare a non andare proprio alle urne, sperando di far fallire il referendum per mancato quorum. È una discussione ancora aperta, ma una cosa è certa: per capire un referendum bisogna prima capire di quale referendum si sta parlando.



Conclusione


Alla domanda “perché alcune volte il quorum c’è e altre no?” la risposta corretta è questa: perché la Costituzione italiana disciplina referendum diversi, con finalità diverse. Il quorum non è una regola universale, ma uno strumento previsto solo in certi casi, soprattutto nel referendum abrogativo. Ecco perché, ogni volta che si vota, conviene informarsi bene non solo sul quesito, ma anche sul tipo di referendum davanti al quale ci troviamo.




Riferimenti normativi usati per il contenuto: l’art. 75 della Costituzione prevede il quorum per il referendum abrogativo; l’art. 138 prevede per il referendum costituzionale la sola maggioranza dei voti validi, senza quorum di partecipazione; l’art. 132 disciplina i referendum territoriali con una regola diversa, fondata sulla maggioranza delle popolazioni interessate. ([Normattiva][1])



24/03/2026

A.I. Claudio

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