La fantasia vive in noi, la realtà ci circonda… e la speranza?
La fantasia vive dentro di noi
La fantasia è probabilmente una delle poche cose che nessuno può portarci via.
Possiamo essere seduti davanti a una finestra, camminare lungo una strada,
osservare una montagna o semplicemente stare in silenzio e, nello stesso momento,
trovarci altrove.
Basta un pensiero.
Una nuvola può diventare un castello, un vecchio sentiero può trasformarsi
nella strada verso un regno dimenticato, una luce lontana può sembrare
il segnale di qualcuno che ci sta aspettando.
Da bambini lo facevamo continuamente e nessuno ci trovava strani.
Una scatola diventava un'automobile, una coperta una tenda,
un bastone una spada.
Poi diventiamo adulti e qualcuno comincia a dirci:
“Sii realistico.”
Giusto.
Ma essere realistici non significa necessariamente smettere di immaginare.
La realtà, invece, non chiede permesso
La realtà è molto meno delicata della fantasia.
Arriva ogni mattina puntuale.
Ci sono bollette da pagare, problemi da risolvere, lavori da terminare,
persone da incontrare, imprevisti, malattie, giornate belle e giornate
nelle quali sarebbe molto comodo rimettersi a letto.
Possiamo raccontarci tutte le storie che vogliamo, ma prima o poi
dobbiamo confrontarci con quello che realmente esiste.
Ed è anche giusto così.
Perché la realtà non è soltanto fatta di problemi.
È anche il profumo del pane appena comprato, un amico che ci saluta,
una telefonata inattesa, una passeggiata, un paese illuminato al tramonto,
una persona che ride accanto a noi.
La realtà qualche volta pesa.
Altre volte, però, è molto più bella di qualsiasi fantasia.
E allora, dove mettiamo la speranza?
Forse proprio nel mezzo.
Tra ciò che immaginiamo e ciò che realmente possiamo fare.
La speranza non è fantasia.
Non significa convincersi che domani arriverà improvvisamente qualcuno
con una valigia piena di soldi, che tutti i problemi spariranno
o che la fortuna busserà alla porta perché abbiamo pensato intensamente
a lei per cinque minuti.
Quella sarebbe una bella favola.
La speranza è qualcosa di molto più concreto:
è pensare che domani possa essere leggermente migliore di oggi
e comportarsi in modo da dargli almeno una possibilità.
La speranza ha bisogno delle nostre gambe
Possiamo sperare di stare meglio, ma dobbiamo anche prenderci cura di noi.
Possiamo sperare di trovare un lavoro migliore, ma dobbiamo cercarlo.
Possiamo sperare che un progetto funzioni, ma dobbiamo costruirlo.
Possiamo sperare di incontrare persone nuove, ma qualche volta dobbiamo
uscire dalla porta di casa.
Insomma, la speranza è una strana creatura:
ama moltissimo sognare, ma pretende anche di camminare.
E spesso non pretende nemmeno grandi imprese.
Le basta un piccolo passo.
Poi un altro.
E magari quello che ieri sembrava impossibile comincia lentamente
a diventare soltanto difficile.
E ciò che è difficile, qualche volta, può diventare possibile.
Il pericolo di vivere soltanto nella realtà
C'è però anche il problema opposto.
Essere talmente realistici da non concedersi più neppure un sogno.
“Non si può.”
“Non funzionerà.”
“È troppo tardi.”
“È inutile.”
“È sempre stato così.”
Frasi prudenti, certamente.
Ma se l'umanità avesse ascoltato soltanto queste frasi,
probabilmente saremmo ancora seduti dentro una caverna
a discutere sull'eccessiva pericolosità della ruota.
Quasi ogni cosa nuova è nata prima nella fantasia di qualcuno.
Prima qualcuno l'ha immaginata.
Poi qualcuno ha sperato che fosse possibile.
Infine qualcuno ha provato a realizzarla.
Fantasia, speranza e realtà
Forse possiamo immaginarle come tre persone che camminano insieme.
La Fantasia corre avanti e grida:
“Guardate cosa potrebbe esserci dietro quella montagna!”
La Realtà arriva subito dopo e risponde:
“Va bene, ma prima controlliamo se esiste una strada.”
E la Speranza, che probabilmente è la più saggia delle tre, conclude:
“Cominciamo a camminare e vediamo fin dove riusciamo ad arrivare.”
In fondo abbiamo bisogno di tutte e tre.
Senza fantasia non sapremmo dove andare.
Senza realtà rischieremmo di perderci.
Senza speranza, invece, potremmo decidere di non partire affatto.
Qui, tra i piccoli paesi, lo capiamo bene
Basta guardare molti paesi del Molise.
Hanno conosciuto partenze, difficoltà, terremoti, inverni duri,
isolamento e spopolamento.
Eppure continuano ad esserci.
Una finestra viene riaperta.
Qualcuno sistema una vecchia casa.
Un ragazzo decide di restare.
Un altro ritorna per qualche giorno e pensa:
“E se tornassi davvero?”
Nasce un'attività, viene recuperata una tradizione,
una piazza si riempie durante una festa,
qualcuno racconta ancora una storia che sembrava dimenticata.
Sono piccole cose.
Ma forse la speranza funziona proprio così:
raramente arriva facendo rumore.
Molto più spesso accende una luce in una finestra.
Non sappiamo cosa succederà domani
Questa è probabilmente l'unica risposta veramente sincera.
Nessuno conosce perfettamente il proprio futuro.
Possiamo programmare, prevedere, organizzare,
ma resterà sempre qualche cosa che sfugge ai nostri calcoli.
Ed è proprio lì che fantasia e speranza trovano spazio.
La fantasia ci permette di vedere possibilità che ancora non esistono.
La realtà ci dice quali possiamo davvero raggiungere.
La speranza ci suggerisce di provarci comunque.
Forse la speranza siamo noi
Forse continuiamo a cercare la speranza come se fosse qualcosa
nascosto da qualche parte.
Invece potrebbe essere molto più vicina.
È nella decisione di alzarci dopo una giornata storta.
Nel ricominciare un progetto.
Nel piantare qualcosa sapendo che ci vorrà tempo prima di raccoglierlo.
Nel telefonare a una persona.
Nel progettare un viaggio.
Nel dire ancora una volta:
“Proviamo.”
Perché finché riusciamo a immaginare qualcosa di diverso
e conserviamo la voglia di raggiungerlo,
il futuro non è ancora completamente scritto.











