Perché leggere ''Le Favole del Regno del Molise'': cultura o fantasy?
Una favola, ma con i piedi nella realtà
Quando leggiamo una favola siamo disposti ad accettare quasi tutto:
un oggetto misterioso, un viaggio impossibile, un salto nel tempo,
un incontro che non dovrebbe avvenire.
Ed è proprio qui che comincia il gioco.
Possiamo incontrare personaggi inventati e vivere avventure che appartengono
alla fantasia, ma intorno a loro troviamo luoghi che esistono davvero.
Montagne, paesi, castelli, abbazie, piazze, tratturi e antiche testimonianze
che fanno parte del nostro territorio.
La fantasia inventa il viaggio.
Il Molise gli offre la strada.
Fantasy? Certamente
C'è il mistero, ci sono eventi inspiegabili, oggetti che sembrano nascondere
poteri sconosciuti e personaggi catapultati in situazioni che sfidano
le normali regole del tempo e dello spazio.
Il lettore può quindi seguire la storia semplicemente per divertirsi,
cercando di capire quale sarà la prossima avventura e soprattutto
come faranno i protagonisti a cavarsela.
Ed è giusto così.
Una favola deve prima di tutto far lavorare l'immaginazione.
Ma dietro la fantasia c'è il Molise
Poi accade qualcosa di curioso.
Leggendo un episodio compare Termoli.
In un altro ci troviamo a Castel San Vincenzo.
Poi arrivano Pietrabbondante, i Sanniti, i Romani,
antichi insediamenti, castelli, abbazie e piccoli paesi.
A quel punto può nascere spontaneamente una domanda:
“Ma questa cosa è inventata oppure è successa veramente?”
Ed ecco che il fantasy ha già ottenuto un piccolo risultato:
ci ha fatto diventare curiosi.
Imparare senza accorgersene
Non vogliamo trasformare una favola in un libro di storia.
Per quello esistono testi, musei, archivi e studiosi molto più autorevoli.
La favola può fare però qualcosa di diverso:
può accendere la curiosità.
Un ragazzo potrebbe incontrare per la prima volta la parola
Sanniti attraverso un'avventura.
Un adulto potrebbe scoprire l'esistenza di un luogo del Molise
nel quale non è mai stato.
Qualcun altro potrebbe riconoscere un paese visitato molti anni prima
e avere voglia di tornarci.
Non stiamo imparando perché qualcuno ce lo ha imposto.
Stiamo imparando perché vogliamo sapere come continua la storia.
Il Molise diventa un grande scenario
E abbiamo una fortuna enorme: il Molise sembra fatto apposta per raccontare storie.
Abbiamo montagne e boschi, il mare, antichi borghi, castelli,
santuari, resti archeologici, tratturi e paesi nei quali sono passati
popoli e generazioni completamente differenti.
Basta cambiare epoca e lo stesso luogo può diventare irriconoscibile.
Quello che oggi raggiungiamo comodamente in automobile,
secoli fa poteva essere una strada percorsa a piedi o a cavallo.
Dove oggi vediamo poche pietre, un tempo potevano esserci uomini,
donne, soldati, mercanti e bambini.
Ed è qui che la fantasia può intervenire chiedendo:
“E se noi fossimo stati lì?”
La storia resta storia, la favola resta favola
Naturalmente bisogna mantenere una distinzione importante.
Gli avvenimenti documentati appartengono alla storia;
le avventure dei nostri protagonisti appartengono alla fantasia.
Possiamo farli incontrare.
Possiamo immaginare che un personaggio passi accanto a un avvenimento storico.
Possiamo raccontare emozioni, paure e situazioni inventate.
Ma proprio la presenza di elementi reali rende il gioco ancora più interessante.
Il lettore può divertirsi a distinguere:
questo è realmente accaduto? Questo luogo esiste? Questo invece è pura fantasia?
Allora perché leggere Le Favole del Regno del Molise?
Per divertirsi, innanzitutto.
Per seguire un'avventura.
Per affezionarsi ai personaggi.
Per cercare di capire i misteri che incontrano lungo il loro cammino.
Ma anche per scoprire un territorio che spesso conosciamo meno di quanto pensiamo.
Perché magari leggiamo il nome di un paese distante cinquanta chilometri
da casa nostra e ci accorgiamo di non esserci mai stati.
E allora una domenica potremmo decidere di andarci.
A quel punto la favola avrebbe compiuto una piccola magia:
ci avrebbe portato dalla fantasia alla realtà.
Cultura o fantasy?
Alla domanda iniziale possiamo quindi rispondere:
fantasy molisano a sfondo storico e culturale.
La fantasia serve per viaggiare.
La storia serve per ricordare.
I luoghi servono per capire da dove veniamo.
E il Molise diventa il filo che unisce tutto.
Forse questo è il modo più bello di leggere
Le Favole del Regno del Molise:
senza chiedersi continuamente dove finisca la realtà e dove cominci la fantasia.
Perché qualche volta basta una favola per farci guardare
con occhi diversi un paese, una montagna, una vecchia pietra
o un sentiero sul quale siamo passati cento volte.
E magari, dopo aver letto una storia, viene anche voglia di partire
per vedere se quel luogo esiste davvero.











