Un viaggio immaginario sopra tetti, montagne, città e piccoli problemi umani che, visti dal cielo, diventano improvvisamente molto più piccoli.
Se fossimo tutti con le ali, guarderei la Terra e dirò…
Immaginiamo per un momento di svegliarci una mattina e scoprire che durante la notte ci sono spuntate due belle ali.
Non quelle simboliche della libertà, ma ali vere: piume, apertura alare, decollo e magari anche qualche problema
per infilare la camicia.
La prima domanda sarebbe probabilmente: «E adesso dove parcheggio?»
Perché noi esseri umani siamo fatti così: ci regalano la possibilità di volare e dopo trenta secondi
stiamo già pensando alle regole del condominio.
Il primo decollo
Io, però, proverei subito.
Una rincorsa, due battiti d'ali e via.
Sopra il tetto, sopra la strada, sopra le automobili, sempre più in alto.
All'inizio probabilmente volerei malissimo.
Un piccione mi guarderebbe con aria di superiorità, una rondine mi sorpasserebbe senza nemmeno salutare
e qualche corvo, dall'alto della sua esperienza, penserebbe:
«Questo è appena uscito dalla scuola guida.»
Ma dopo qualche tentativo prenderei quota.
E a quel punto comincerebbe il vero spettacolo.
La Terra vista dall'alto
Guarderei sotto di me e vedrei le case diventare piccole, le strade trasformarsi in fili,
le automobili sembrare giocattoli e le persone ridursi a puntini che corrono da una parte all'altra.
E probabilmente direi:
«Ma guardate quanto siamo piccoli… e quanti problemi enormi riusciamo a inventarci!»
Da terra discutiamo per un parcheggio.
Dal cielo il parcheggio quasi non si vede.
Litighiamo per mezzo metro di confine.
A cento metri d'altezza quel confine è sparito.
Ci arrabbiamo perché qualcuno ci ha sorpassato.
Volando, invece, uno passa sopra, uno sotto, uno a destra, uno a sinistra.
Finalmente una viabilità sensata.
Il traffico aereo umano sarebbe comunque inevitabile
Naturalmente non bisogna idealizzare troppo l'umanità.
Dopo una settimana qualcuno inventerebbe sicuramente il semaforo per le nuvole.
Dopo due settimane arriverebbe il limite di velocità.
Dopo un mese avremmo la prima multa per sorpasso irregolare di uno stormo di rondini.
Ci sarebbero corsie preferenziali per chi vola al lavoro, zone a traffico alare limitato
e probabilmente un'applicazione sul telefono:
«Traffico intenso sopra Campobasso. Consigliata deviazione a quota 850 metri.»
Qualcuno protesterebbe immediatamente:
«Io pago le tasse e voglio volare dove mi pare!»
Insomma, cambierebbero le ali, ma noi resteremmo sempre noi.
Volare sul Molise
Poi punterei verso il Molise.
E qui probabilmente smetterei per qualche minuto di scherzare.
Perché dall'alto le montagne molisane dovrebbero essere uno spettacolo straordinario:
boschi che sembrano tappeti, paesi appoggiati sulle colline, vallate che si aprono improvvisamente
e strade che inseguono le forme della terra.
Sorvolerei l'Alto Molise osservando i monti, poi scenderei verso Isernia,
continuerei sulle vallate e, seguendo il paesaggio verso oriente, arriverei fino all'Adriatico.
Senza benzina.
Senza caselli.
Senza cercare parcheggio.
Finalmente una tecnologia veramente ecologica.
Solo che dopo cinquanta chilometri probabilmente direi:
«Belle le ali, però una seggiovia non sarebbe male.»
I bar avrebbero il terrazzo sul tetto
Con milioni di persone volanti cambierebbero anche le nostre città.
Gli ingressi principali dei palazzi non sarebbero più al piano terra ma sul tetto.
I balconi diventerebbero parcheggi temporanei e ogni bar serio avrebbe una terrazza per clienti alati.
Entreremmo dicendo:
«Un caffè, grazie. E mi controlla un attimo l'ala sinistra? Stamattina tira verso destra.»
I distributori di benzina diventerebbero centri per la cura delle piume.
Al posto di 'benzina, diesel e GPL' avremmo:
lavaggio, lucidatura e trattamento anti-pioggia.
E gli ombrelli?
Qui nascerebbe un problema serio.
Volare sotto la pioggia non deve essere comodissimo.
L'ombrello tradizionale durerebbe probabilmente tre secondi.
Al primo battito d'ali si trasformerebbe in un piccolo paracadute e ci ritroveremmo
a sorvolare il paese al contrario.
Comparirebbero allora impermeabili aerodinamici, occhiali antivento e caschi con tergicristallo.
La moda avrebbe finalmente qualcosa di nuovo da inventare.
Il vero cambiamento sarebbe guardare dall'alto
Ma lasciando per un momento da parte l'ironia, forse avere le ali ci insegnerebbe qualcosa.
Guardare la Terra dall'alto cambierebbe le proporzioni.
Vedremmo quanto sono grandi i boschi rispetto alle nostre case.
Quanto sono lunghe le montagne rispetto alle nostre strade.
Quanto è immenso il mare rispetto alle nostre giornate.
E forse capiremmo meglio che molte cose sulle quali discutiamo continuamente sono piccolissime.
Non inutili, certo.
Quando siamo a terra dobbiamo comunque affrontarle.
Ma piccole.
Dal cielo una persona ricca e una povera avrebbero più o meno le stesse dimensioni.
Una villa enorme sembrerebbe poco più grande di una casa normale.
Una macchina costosissima diventerebbe un puntino esattamente come un'utilitaria.
La prospettiva, qualche volta, mette ordine nei pensieri meglio di mille discorsi.
Potremmo finalmente scegliere la nostra strada
Oggi per andare da un punto all'altro dobbiamo seguire una strada.
Curve, ponti, incroci, salite e deviazioni.
Con le ali sarebbe diverso.
Guarderemmo un luogo lontano e diremmo semplicemente:
«Vado lì.»
Questa forse sarebbe la sensazione più bella.
Non tanto volare, quanto sapere che tra noi e l'orizzonte non esiste necessariamente una strada già costruita.
Possiamo scegliere la direzione.
Però conosco già qualcuno...
Naturalmente ci sarebbe sempre quello che compra ali enormi solo per mostrarle agli altri.
Quello con le ali sportive in carbonio.
Quello che vola a tre metri da terra per paura dell'altezza.
Quello che sostiene di aver raggiunto quota 5.000 metri ma nessuno lo ha mai visto superare il campanile.
E immancabilmente quello che, mentre tutti volano tranquillamente, decide di usare comunque l'automobile.
Alla domanda «Ma perché non voli?» risponderebbe:
«Ho appena fatto il pieno. Ormai devo consumarlo.»
La sera tornerei a casa
Dopo una giornata intera sopra montagne, città, campagne e mare, probabilmente tornerei verso casa al tramonto.
Scenderei lentamente.
Le case tornerebbero grandi.
Le strade riapparirebbero.
I problemi, purtroppo, recupererebbero immediatamente le loro dimensioni abituali.
Poserei i piedi a terra, chiuderei le ali dietro la schiena e forse penserei:
«La Terra è bellissima. Siamo noi che, stando sempre troppo vicini alle cose,
qualche volta dimentichiamo di guardarla nel suo insieme.»
Poi entrerei in casa.
E dopo cinque minuti inizierei sicuramente a lamentarmi perché qualcuno ha lasciato una piuma sulle scale.
Conclusione: forse le ali le abbiamo già
Le ali vere probabilmente non ci spunteranno mai.
E forse è meglio così, perché immaginare milioni di automobilisti italiani improvvisamente trasferiti nei cieli
non è esattamente rassicurante.
Però una cosa possiamo farla anche senza piume.
Ogni tanto possiamo provare a salire idealmente un po' più in alto e osservare quello che ci succede
da una prospettiva diversa.
Un problema enorme potrebbe diventare più piccolo.
Una discussione importantissima potrebbe sembrare improvvisamente ridicola.
E qualcosa che diamo per scontato — un bosco, una montagna, una casa, un paese, una persona —
potrebbe tornare a sembrarci prezioso.
Quindi, se domani mattina mi svegliassi davvero con due ali, so già cosa farei.
Salirei abbastanza in alto da vedere montagne, vallate e mare.
Guarderei per qualche minuto la Terra in silenzio.
Poi direi:
«È bellissima da quassù. Adesso vediamo se riesco a tornare giù senza finire sul tetto del vicino.»
09/08/2026
A.I. Claudio
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